LA REPUBBLICA
03 ottobre 2004

Roma
OROLOGIO

Handicap e persecuzioni
negli anni del nazismo

È una gemma tormentata di spettacolo, una diagnosi sottile e scabrosa (senza retorica) dei rapporti tre disabili e tutori, ed è un lavoro accortamente pervaso di ombre, resistenze e non comuni intese, il raccomandabile “Tiergartenstrasse 4”, sottotitolo “Un giardino per Ofelia” (per la presunta scomparsa in un fiume della ragazza affetta da ritardo mentale), autore e regista Pietro Floridia. Nell’intimo del Teatro dell’Orologio si celebra la memoria storicizzata e personalizzata d’una piaga che rischia il dimenticatoio, la persecuzione e l’eliminazione degli handicappati per il trionfo della razza ariana (progetto Aktion T4) voluto da Hitler. Con intensità rara di dialoghi, di filmati di propaganda, di luci tenui e di struggenti difficoltà d’armonia lottano per capirsi una donna colpita da infantilismo (la scomoda e toccante Micaela Casalboni) e la dottoressa che cerca di evitarle l’elettroshock e la condanna a morte del regime dedito all’eutanasia dei non normodotati (la rigida e compresa Paola Roscioli). Un’efficace summa di orrore e poesia.


Rodolfo Digiammarco

Il Sole 24 ORE
26 settembre 2004

Roma
Un elettroshock per Ofelia
Ofelia muore annegando in un ruscello, circondata dai fiori che ha raccolto. Ma questa volta non si tratta della storia di Amleto. Ofelia è una donna malata di mente durante i tempi cupi del nazismo e lo spettacolo Tiergartenstrasse 4, scritto e diretto da Pietro Floridia, ne racconta la dolorosa vicenda, ponendo in scena, accanto a questa figura femminile, interpretata da Micaela Casalboni, un’altra donna, una dottoressa che si occupa di quel tipo di sofferenza, affidata a Paola Roscioli. Il titolo chiarisce immediatamente il contesto, rievocando un indirizzo tristemente noto durante il regime, quello dello stabile berlinese nel quale si diede vita al progetto definito “Aktion T4”, dedicato alla eliminazione dei disabili. L’autore di questo lavoro e le due attrici hanno compiuto un approfondito lavoro di ricerca sui documenti del processo di Norimberga, attraverso il quale passarono molti medici coinvolti nell’operazione, e sui diari di infermieri e dottori impiegati presso il famigerato indirizzo, recuperando anche alcuni filmati di propaganda che mostrarono visi e corpi segnati dall’handicap, proiettati in scena sul coperchio di un baule aperto all’improvviso. I movimenti di opposizione e la Chiesa riuscirono a bloccare la folle macchinazione, ma il disegno continuò ad essere perpetrato con altri sistemi a con giustificazioni occasionali fornite ai parenti delle vittime. Non è però un teatro documentario quello a cui puntano Floridia e le sue attrici, tutt’altro. Quello che interessa loro è descrivere un ipotetico rapporto fra una di quelle creature e il medico che farà di tutto per salvarla dalla morte. E infatti a evitarle un fatale elettroshock saranno proprio i fiori coltivati da Ofelia, inviati dalla dottoressa alle mogli dei gerarchi in modo da riuscire a ottenere un’eccezione per quella donna. Gioco di gesti minimi, di tensioni sottili, di attriti e di difficoltà, le due interpreti sole inscena con pochi oggetti e luci malinconiche di lampadine (disegnate da Mario Perrotta) descrivono a pieno le linee complesse di quella comunicazione e di quell’affetto, con notevoli momenti di tensione, come nel disperato tentativo di Ofelia di mentire durante un interrogatorio, istruita dalla dottoressa per tentare di celare la sua “diversità”.

Antonio Audino

L’UNITÀ
14 ottobre 2004

IN SCENA

DENTRO IL GIARDINO DI OFELIA IN CERCA
DI UNA CREPA NELL’INFERNO NAZISTA

Ofelia è una creatura delicata, di sentimenti semplici e sottili, che ama i fiori, le parole sottovoce, la solitudine degli angoli della casa. anche lei, come l’eroina di Amleto, coinvolta e travolta da un destino più grande e tragico delle sue innocenti attitudini. Ma non siamo dalle parti di Shakespeare, perchè l’Ofelia di cui parliamo è un personaggio quasi contemporaneo, ispirato alla storia recente, a una delle pagine rimaste in ombra perchè orrendamente «superate» dall’Olocausto che seguì. Lo spettacolo di Pietro Floridia, Tiergartenstrasse 4 – un giardino per Ofelia, allestito al teatro romano dell’ Orologio, si ispira infatti alle «prove tecniche» di sterminio che i nazisti provarono sui disabili e sui disagiati mentali (nella maggior parte dei casi si trattava di bambini o adolescenti). Il progetto, detto Aktion T4, rientrava nel programme di creazione di una razza ariana e prevedeva l’eliminazione di creature considerate «inutili». Con la scusa di curarli, bambini e ragazzi disabili venivano radunati nel famigerato centro Berlinese a Tiergartenstrasse 4 e lì sistematicamente «terminati» in vario modo (fu su di loroche venne sperimentato il terribile gas Ziklon B, poi usato nei campi di sterminio come sistema rapido ede efficace). Alle famiglie venive poi inviato un sintetico telegramma dove si annunciava la morte, attribuita a polmonite o altra malattia letale. Ofelia è, appunto, una ragazza destinata a finire nel centro, se non fsse che Gertrud – l’infermiera incaricata di indagare sulle sue condizioni psichiche e familiari prima di inernarla – si muove a compassione. L’innocenza testarda di Ofelia, il suo amore pervicace per i fiori che sa far crescere e moltiplicare in un Amburgo inaridita dai venti di guerra e dagli orrori del nazismo, fa breccia nell’anima di Gertrud, che cerca di salvarla. Ofelia è la crepa dell’inferno, il punto di luce nel mare delle tenebre, la speranza oscillante sull’orlo della follia. Salvare lei è salvare un po’ se stessi. per questo Gertrud tenta di ricondurla negli argini, di «ammaestrarla» per l’interrogatorio che dovrà subire e che deciderà della sua sorte. Inizia così un addestramento crudele, un agonismo continuo che mescola compassione e rigore, che ricorda alla lontana il rapporto fra l’istitutrice e Helen, la bambina cieca-sordomuta di Anna dei miracoli. Micaela Casalboni è un’Ofelia toccante, bambinona fragile dalle risorse imprevedibili. La controbatte Paola Roscioli, anche lei alle prese con un personaggio difficile e ambiguo, l’infermiera Gertrud, dove i confini tra la compassione per l’innocente, la paura delle ritorsioni e la personale ambizione si intrecciano di continuo. L’unica vittima, la senza macchia, resta infatti Ofelia in una vicenda dove tutti, in una misura o nell’altra, si sono resi colpevoli di un progetto infame. E del quale questo lavoro riesce a trovare uno scorcio possibile da dove scrutare l’orrore, con le pennellate di poesia rustica date dalla dolce follia di Ofelia e le macchie di ombra e crudeltà fornite da Gertrud. Uno spettacolo di piccolo formato e grande qualità. Da far circuitare.

Rossella Battisti

DIARIO
1° Ottobre 2004

PALCOSCENICO
Lanterna magica
Ofelia ai tempi del Nazismo

Tiergartenstrasse 4
di Pietro Floridia all’Orologio di Roma

È un destino piccolo, nel senso evangelico del termine, quello di Ofelia von Polish, ragazza dalla mente fragile che parla con i fiori e percepisce gli esseri umani dal vetro opaco di una serra interiore. È un mare grande e tumultuoso quello che si appresta a travolgerla, nella Germania eugenetica dell’Aktion T4 dove, anche per i malati mentali, i capomastri nazisti costruiscono una casa nell’«aria ». Ma il teatro non è mai così commovente come quando ribalta il grande nel piccolo, e fa del frammento il prisma in cui l’intero si rilegge, che è quanto accade in Tiergartenstrasse 4 – Un giardino per Ofelia, il dramma che Pietro Floridia ha portato inscena all’Orologio di Roma: tra continui cambi di luce, due attrici straordinarie, Micaela Casalboni e Paola Roscioli – Ofelia e Gertrud, l’infermiera – fanno girare una lanterna magica dove ogni sequenza, ogni quadro, lascia impresso nell’immaginazione più di quel che la scena da a vedere. È un «in più» di poesia, ben radicato nel testo di Floridia, che usa la shakespiriana «follia» della ragazza come lieve ma ipersensibile cartina di tornasole di una storia che delira nell’inerzia della distruzione – a cui Gertrud collabora perché, assieme a mille altri, non osa incepparne il meccanismo. Ed è l’in più di una metafora che dispiegandosi limpidamente, per una volta non lascia a mani vuote: niente tornerà quel che era nel giardino tedesco dove la potenza dei girasoli cari all’élite del Reich soffoca tulipani e ciclamini. Kammerspiel delicato, sospeso tra la storia e il sogno di uscirne, nell’innocenza di Ofelia («innocenti» chiama la letteratura russa i deboli di mente), Tiergartenstrasse è un atto di accusa sommesso, e dunque terribile, contro una macchina del consenso che, quanto a complicità, non risparmiò niente e nessuno. Nemmeno la scienza (l’umanistica scienza medica) che, ben prima di Oppnnheimer, non solo conobbe il peccato, ma con agghiacciante indifferenza – lo praticò.

Attilio Scarpellini

Il Messaggero
09 ottobre 2004

L’assurdo nazista all’Orologio

Un ansimare continuo precede ogni frase e ti mette addosso un’inquietudine nervosa, che ti fa dire: “Lo fa apposta?”. Ma Ofelia (Micaela Casalboni) non lo fa apposta, le sue rotelle non girano nello stesso verso di chi la ascolta. Anche la signorina Gertrud (Paola Roscioli), che pure con lei è tanto buona, a volte non ne sopporta la testardaggine. Ofelia pensa a coltivare i fiori della serra altrimenti il padre, partito per la guerra, non tornerà. Amburgo, 1941. tra i provvedimenti del Reich c’è la reclusione dei disabili mentali in un manicomio, per praticar loro l’eutanasia. Ci pensa il coordinamento di Tiertgartenstrasse 4, a Berlino, da cui il titolo dell’intenso spettacolo in scena oggi e domani alla sala Gassman dell’Orologio, scritto e diretto da Pietro Floridia (sottotitolo: Un giardino per Ofelia). Uno squarcio d’assurdo nell’assurdo del nazismo, una finestra che le attrici sanno spalancare con la giusta forza. L’unico modo per salvare Ofelia è convincere i medici che il suo problema non sia genetico, che la purezza della razza non sarà messa in pericolo se lei sopravvive. Ma Ofelia non sopporta le menzogne, l’unica cosa che conta per lei è il profumo dei fiori. E se gli altri non lo capiscono meglio sparire.


Paolo Polidoro

Avanti!
27 settembre 2004

Al Teatro dell’Orologio sotto i riflettori “Tiertgartenstrasse 4”

La follia dell’Olocausto
e i segreti di Gertrud…

Roma – Micaela Casalboni e Paola Roscioli anno inaugurato per prime gli appuntamenti al Teatro dell’Orologio, presentando alla sala Gassman “Tiergartenstrasse 4”. Il testo è dovuto a Pietro Floridia che ha curato pure la regia. La messa in scena è della compagnia del Teatro dell’Argine e del ITC Teatro di San Lazzaro. Va ricordato che Tiergartenstrasse 4, a Berlino, era l’indirizzo del quartier generale del progetto nazista di una razza superiore, attraverso anche l’eliminazione dei disabili mentali (Aktion T 4), prima, e degli ebrei e degli zingari poi. Al processo di Norimberga, il Segretario di Stato dottor Lemmers ricordò il punto di vista di Hitler sull’eutanasia: “Ho sentito parlare per la prima volta di eutanasia nel 1939: era la fine di settembre o l’inizio di ottobre quando il segretario di stato dottor Conti, Direttore del Dipartimento di Sanità del Ministero degli Interni fu convocato a una conferenza del Fuhrer e vi fui portato anch’io. Il Fuhrer trattò per la prima volta in mia presenza il problema dell’eutanasia, affermando che riteneva giusto eliminare le vite prive di valore dei malati psichiatrici gravi attraverso interventi che ne inducessero la morte. Se ben ricordo portò ad esempio le più gravi malattie mentali, quelle che consentivano di far stare i malati solo sulla segatura o sulla sabbia, perché altrimenti, si sarebbero sporcati continuamente, oppure i casi in cui i malati ingerivano i propri escrementi e case simili. Ne concludeva che era senz’altro giusto porre fine all’inutile esistenza di tali creature e che questa soluzione avrebbe consentito di realizzare un risparmio di spesa per gli ospedali, i medici e il personale”. La vicenda che si racconta è incentrata su Ofelia, una ragazza a cui piacciono i fiori. Suo padre, partito per la guerra, le ha lasciato una serra in uno stato veramente pietoso. Ma a lei che ha il pollice verde, i fiori sono in confidenza, addirittura parla con loro. C’è subito chi la prende in giro e che afferma che è pazza. Ofelia entra in confidenza solo con Gertrud, un’infermiera mandata dal coordinamento di Tiergartenstrasse 4, a Berlino. Costei si mostra molto gentile nei suoi riguardi, si interessa alla sua salute e si fa raccontare come prosegue il risanamento delle aiuole. Naturalmente v’è tutto da scoprire sull’identità di Getrud e sui suoi compiti! Intensa la recitazione delle due protagoniste nonché i giusti ritmi imposti l dialogo dal regista Pietro Floridia.

Delia Palmieri

ITALIA SERA
5 ottobre 2004


In “ Un giardino per Ofelia ”
“ Tragici ” fiori


Si esce con l’orrore dei girasoli da “Un Giardino per Ofelia”, il testo di Pietro Floridia, in scena ancora fino al 10 ottobre al Teatro dell’Orologio. Quei fiori meravigliosi, incanto di luce, sono lo spettro di un dramma indicibile. Quello dei disabili mentali che, durante gli anni del nazismo, erano condannati dal regime ad una lenta ma inesorabile morte. Così in una piccola casa di legno si consuma la tragedia di due donne: Ofelia, giovane ritardata, e di Gertrude, l’infermiera che tenterà di farle superare l’esame che determinerà il suo ingresso o meno in un manicomio-lager. Ofelia ama i fiori e li coltiva nella grande serra che le ha lasciato suo padre, morto come tutti gli altri suoi parenti. Sola al mondo, senza una famiglia che la possa proteggere dalle avversità della vita, Ofelia si rinchiude nel suo giardino ideale dove il rispetto parla il muto, seducente, linguaggio delle piante. Non le interessano il frastuono del mondo, le occupazioni degli uomini. Per lei esiste soltanto il profumo di quelle sublimi creature. L’Eden di Ofelia è un ideale di assoluta purezza, un’isola per pochi eletti. Quando la sua casa viene invasa dagli orrori del regime nazista, la ragazza reagisce con l’ingenuità di chi è lontana dal Male. E i girasoli, tanto apprezzati dai ricchi vicini al potere, che potrebbero salvarla da morte certa divengono la metafora di un compromesso che la ragazza non può accettare. Coltivarli per adornare i loro banchetti, per abbellire le loro feste, significa togliere spazio, linfa vitale alle altre piante della serra. Ofelia non può accettare sopraffazioni e così si ribella e fugge via. Micaela Casalboni e Paola Roscioli vestono con talento i panni difficili delle due protagoniste, in una sfida scenica vinta da entrambe in eguale misura. Il duetto è perfetto, così come la tensione emotiva suscitata e trascinata per tutta la durata dello spettacolo, sapientemente diretto dallo stesso Floridia. Da non perdere.

Annalisa Venditti

IL TEMPO
3 ottobre 2004

Spettacoli a Roma
OROLOGIO

Ofelia e Gertrud due vittime del nazismo

L’orrore della follia nazista diventa pièce teatrale. Tra simbolo e documentale “Tirgartenstrasse 4 – Un giardino per Ofelia” è il testo che ricostruisce, in chiave intimista, lo scempio del progetto nazista per la creazione di una razza ariana. Protagoniste: Ofelia, paradigma di una disabilità mentale e Gertrud, l’infermiera nazista che si occupa delle pratiche amministrative di quanti sono senza tutela parentale. L’incontro tra le due diventa possibilità di salvezza per entrambe. Ofelia troverà protezione, Gertrud recupererà il senso umano ormai perso. Salvare Ofelia da una sicura morte sarà per lei analogia per salvare se stessa. Tiergartenstrasse 4 è l’indirizzo del famigerato centro berlinese nel quale si realizzò la prima tappa del progetto Aktion T4 che prevedeva l’eliminazione dei disabili mentali. Progetto che Hitler giustificava con la sua peculiare concezione dell’eutanasia, ricordata dal Segretario di Stato Lammers al processo di Norimberga. Due diventano i piani della struttura drammaturgica della rappresentazione grazie alla regia di Pietro Floridia che divide lo spazio dell’azione teatrale con l’utilizzo di un sapiente gioco di luci. L’arredo minimalista, che simboleggia l’interno di una casa e lo spazio di una serra, scompare nel buio dal quale si staglia la figura di Gertrud, Paola Roscioli, che con una recitazione straniata ricostruisce una storia personale. Storia che diventa anche quella di un’epoca nelle scene documentali del massacro in “Tiergartenstrasse 4”, che Hitler operò per porre fine a quella che lui stesso definì l’inutile esistenza di tali creature. Una videoproiezione sull’anta di una cassapanca, aperta come il vaso di Pandora da cui fuoriescono le atrocità del mondo. Resta il profumo dei fiori della serra di un’Ofelia che Micaela Casalboni tratteggia con espressività incisiva su una realtà umana e sociale che nega la salvezza.

Federica Valluzzi

IL CORRIERE LAZIALE – TEATRO
29 Settembre 2004


All’ Orologio il dramma di Ofelia
In “Tiergartenstrasse 4” la storia terribile di una ragazza a cui la vita ha sempre voltato le spalle. Magistrale Micaela Casalboni.


“Lei tornava. Incredibile, no? Una che faceva fatica ad allacciarsi le scarpe da sola, stava tornando ad Amburgo nel bel mezzo della guerra…” La compagnia del Teatro dell’Argine è di scena con lo spettacolo Tiergartenstrasse 4, un giardino per Ofelia, nella sala Gassman del Teatro dell’Orologio fino al 10 Ottobre. Ofelia è una ragazza a cui piacciono i fiori. Qualcuno dice che è matta, altri che ci fa e basta. Suo padre, l’unica persona che le è rimasta, è partito per la guerra, lasciandole una serra da coltivare. Ma Ofelia non dispera, anche se è sola, anche se si trova ad Amburgo nel bel mezzo della seconda guerra mondiale, è felice di occuparsi dei suoi fiori, che la ricambiano con tutto quell’amore che nessuno oltre a suo padre le ha mai dato. I fiori del suo giardino sono i suoi unici amici, perché lei con le persone non si trova bene, parla in modo strano, e allora gli altri la prendono in giro, la spaventano, anche sua madre la considerava un relitto della società.. Solo una donna riesce a conquistarsi la sua fiducia, si chiama Gertrud ed è un’infermiera. È molto gentile, le fa visita quasi tutti i giorni, si interessa della sua salute. La mandano dal coordinamento di Tiergartenstrasse 4, a Berlino, il famigerato centro in cui si diede realizzazione alla prima tappa del progetto nazista di creazione di una razza ariana, l’Aktion T4, per l’eliminazione dei disabili mentali, la cui vita era “indegna di essere vissuta”. E quella di Ofelia, ormai sola al mondo, era una di quelle vite “inutili e dispendiose per lo stato”. Gertrud cerca di salvarla, ma il loro rapporto si deteriora. Ofelia non capisce il motivo di tale accanimento, e non perché ha un ritardo mentale, ma perché un’anima pura non può concepire l’assurdo baraccone che le gira intorno. Rimangono pochi ritratti distintivi dell’Ofelia scespiriana, che rivive nell’amore per i fiori e nella tragica scelta finale. Per il resto Pietro Floridia, autore e regista della pièce, costruisce un testo totalmente nuovo, che si lega alla tradizione della sua protagonista, ma contemporaneamente se ne svincola. Il destino terribile di una ragazza sola, che con la sua ingenuità si erge a coscienza collettiva e scopre senza rendersene conto le magagne di un’alta società corrotta e marcia, si staglia sulle vicende di un’intera nazione, su uno dei periodi più bui dell’umanità e sulla sorte di migliaia di persone “indegne di vivere”, virtualmente presenti nelle proiezioni di Daniele Bonazza, Giovanni Cassano e Viviana Salvati. Commovente e poetica l’interpretazione dell’ottima Micaela Casalboni e altrettanto viva e toccante Paola Roscioli rispettivamente nei ruoli di Ofelia e Gertrud. Funzionali e d’effetto le scene di Nicola Bruschi e della sua assistente Luana Pavani. I piani praticabili insieme alle luci dalle tinte fosche, rendono perfettamente l’idea di una doppia dimensione senza la necessità di modificare nulla sulla scena. I costumi, assolutamente realistici e congeniali allo spettacolo, sono di Cristina Gamberoni.


Francesca Romana di Santo

IL GIORNALE
9 ottobre 2004

QUANTE CRUDELTÀ SULL’IMPERFEZIONE DELLA POESIA
All’Orologio il commovente «Tiergartenstrasse 4» di Pietro Floridia

Due donne: divise da quel confine ambiguo che separa normalità da «a-normalità », ma unite da un amore per la vita capace di contrastare gli scempi più disumani della Storia. Ofelia è fragile,malata, sola, e rischia di essere uccisa dai nazisti per il solo fatto di non corrispondere ai canoni di perfezione ariana. Gertrude è l’infermiera «sana» che cercherà di salvarla. Il loro rapporto -violento e insieme dolce, conflittuale e al contempo necessario- si consuma nel buio di una scena che non lascia scampo, così come non lasciò scampo a migliaia di disabili mentali il programma Aktion T4 che Hitler fece sperimentare presso il famigerato centro di Berlino posto in Tiergartenstrasse 4. Ed è proprio questo il titolo dell’intensa piéce di Pietro Floridia che, di scena all’Orologio fino a domani (sala Gassman), ha il merito di riportarci alla memoria di una pagina dolorosa del nostro passato, declinandola secondo i sentimenti, le emozioni e il dramma di una relazione umana profondamente autentica. Lavorando su documenti originali ma costruendo una trama di pura invenzione, il regista/autore intreccia qui il racconto rievocativo della rigida Gertrud (interpretata da un’efficace Paola Roscioli, chiamata sin dalla prima scena a farsi carico di un processo più interiore che reale) con momenti di dialogo a due. Momenti in cui la dolce Ofelia di Micaela Casalboni (assai credibile nel non facile ruolo di una ragazza ritardata e psicotica) si divide tra consapevolezza di sé e fuga in una serra di tulipani e girasoli che è tutto il suo mondo («Un giardino per Ofelia» suona infatti il significativo sottotitolo). Grazie ai suoi fiori, la giovane «malata» potrà salvarsi dalla clinica e dall’epurazione nazista. Ma tra questi stessi fiori troverà comunque la morte, annegandosi in un fiume come l’eroina shakespeariana di cui porta il nome. Anche lei, del resto, è una vittima del potere, della politica, della Storia. E sono sufficienti alcune immagini di repertorio proiettate su una cassa di legno per scaraventarci dentro la dimensione storica di una vicenda ben poco privata: volti, corpi, occhi eloquenti più di qualsiasi parola che spezzano il ritmo forse un po’ ripetitivo delle diverse scene illuminando, con la loro solo presenza , lo spazio cupo di questa commovente denuncia.


Laura Novelli

AVVENIMENTI
7 ottobre 2004

Un giardino per Ofelia, meglio se in provincia
L’allestimento di Floridia ci ricorda quanto conta prepararsi con cura

Interessante: un giovane drammaturgo d’oggi individua un aspetto della vicenda nazista e lo sviluppa in un dramma esemplare a due personaggi la cui relazione si evolve sull’onda di quanto succede nel mondo e nella Storia. Quindi Pietro Floridia, autore e regista della compagnia Teatro dell’Argine (che ha sede al teatro bolognese di san Lazzaro), dirige Micaela Casalboni e Paola Roscioli in Tiergartenstrasse 4-Un giardino per Ofelia.Alla Tiergartenstrasse di Berlino sorgeva il centro dove si mise in pratica l’Aktion 4, prima tappa del progetto hitleriano di creazione di una razza ariana attraverso l’eliminazione dei disabili mentali. Lo spettacolo incomincia quando nel 1941 il famigerato centro berlinese manda l’infermiera Gertrud ad Amburgo, a casa di Ofelia. Il padre di Ofelia, partito in guerra e poi ucciso, ha lasciato alla figlia una serra in stato miserando. Ofelia ama molto i fiori e poco gli esseri umani, quindi si vocifera che è matta. L’infermiera inizialmente manifesta per la “matta” un affetto quasi materno, trasformandolo in autoritarismo protettivo a mano a mano che la caccia dei nazisti si fa più frenetica. Ora la sfida teatrale e filosofica è chiara: scrivere e poi recitare senza retorica e con forza poetica un’amicizia in una situazione straordinaria; indagare sul dilemma paradossale della limitazione coatta della libertà e della personalità di non essere umano per assicurargli la salvezza del suo corpo e il rispetto della sua natura interiore. Gli aggettivi sullo spettacolo, in scena all’Orologio di Roma, si possono sprecare: bello, intelligente, sensibile, colto, emozionante. Tutto ciò probabilmente grazie anche alle condizioni di lavoro ideali che una città come Bologna permette, con prove, laboratori, tempo a disposizione per cercare e studiare: una situazione invidiata dagli artisti della metropoli e che spiega come sovente il meglio del teatro italiano oggi non viene più dalle cantine romane, ormai praticamente sterili, ma dalla provincia. Tuttavia, l’allestimento bolognese è talmente buono che permette una riflessione riguardo la generazione di artisti trentenni: in linea generale, riescono ad affrontare intensamente, con accenti lirici o epici, la drammaticità dell’esistenza, della condizione umana del mondo, soprattutto quando parlano del passato. Se invece si concentrano sull’oggi, molto spesso si abbandonano a un minimalismo esangue e pignoletto, tutto formale e intellettualmente raggrinzito. Questo è un atteggiamento pericoloso, di fuga, di rifugio nella Storia con la speranza ch’essa sia efficace exempla ammonitore dei contemporanei. Ma i contemporanei, se determinati e amorali, camminano sugli exempla come i nazisti sui fiori delle signorine d’animo dolce.

Marcantonio Lucidi

La Rinascita della sinistra

8 ottobre 2004

Tiergartenstrasse 4 Un giardino per Ofelia

E’ la storia struggente e tragica di un’amicizia quella che porta in scena la compagnia del Teatro dell’Argine, Ofelia è una ragazza con problemi mentali che, nella Germania nazista, si ritrova nella sua casa di Amburgo, sola con i suoi fiori in un mondo che del colore e dell’odore dei fiori non sa che farsene. Nella vita di Ofelia un giorno irrompe Gertrud, fa l’infermiera, la mandano dal coordinamento di Tiergartenstrasse 4, a Berlino. Tiergartenstrasse 4 era l’indirizzo del centro in cui si diede realizzazione alla prima tappa del progetto nazista di creazione di una razza ariana, l’Aktion T4, per l’eliminazione dei disabili. Gertrud, si affeziona a questa ragazza un po’ “matta”e fa di tutto per salvarla. A costo di trasformare la stessa in aguzzina. Davanti al tribunale che chiede conto dei suoi crimini Gertrud ripercorre le tappe di questa amicizia, la sua partecipazione all’eliminazione dei disabili. Mentre parla su uno schermo corrono, drammatiche, le immagini che documentano gli orrori nazisti. Micaela Casalboni e Paola Roscioli, rispettivamente Ofelia e Gertrud, sono capaci di una recitazione coinvolgente, che arriva al cuore dello spettatore.


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